Strade Bianche, città cercasi
Erano almeno un paio di anni che non mi trovavo a Siena in occasione del fine settimana delle Strade Bianche, ma quest’anno, complice anche la volontà di festeggiare il compleanno con la mia famiglia ho deciso di rientrare. Già il giovedì mattina, dai finestrini del pullman, si notava la presenza di ciclisti amatoriali a spasso per Siena. Nel pomeriggio, dopo aver miracolosamente trovato la Gazzetta dello Sport con la copertina gialla del luglio 2014 che custodivo ancora dai miei, sono corso al Rettorato dell’Università per un evento che vedeva come ospiti Dalia Muccioli, Alessandra Cappellotto, Moreno Moser e Vincenzo Nibali. Per chi non lo sapesse lo “Squalo di Messina” ha vinto due volte il Giro d’Italia, il Tour de France, ultimo italiano a vincerlo, la Vuelta e tante altre corse. In parole povere, Nibali è il ciclista italiano più vincente degli ultimi venti anni e probabilmente, ahinoi, dei prossimi venti. Mi ero raccomandato con alcuni colleghi di ritagliarmi uno spazio per farmi autografare il giornale, ma quando sono arrivato ho scoperto, con grande rammarico, che non ce n’era bisogno. Al convegno, infatti, c’erano sì e no 60 persone, che nella monumentale aula magna del Rettorato sembravano ancora meno. Un incidente di percorso, ho pensato. Può capitare.

Il giorno dopo, nonostante la notte precedente le strade del centro si presentassero desolatamente vuote, la città si è svegliata letteralmente invasa dai ciclisti amatoriali e dagli appassionati della bicicletta. Uno spettacolo notevole che, salvo qualche bandierina della manifestazione nei negozi e gli stand presenti in zona Lizza e Fortezza, pareva però abbastanza scollegato dal regolare andamento della città. La percezione è diventata realtà quando ho scoperto casualmente che il party esclusivo delle Strade Bianche era stato effettuato alla Rinascente. A Firenze. Unico caso al mondo dove la festa (l’unica, tante volte ci si divertisse troppo) del secondo evento più importante dell’anno si tiene a 60 km di distanza. Circostanza che si aggrava se l’altra città in questione tende a fagocitare tutto grazie a più infrastrutture, più soldi, più intraprendenza.
Sebbene fossero migliaia le biciclette che sfrecciavano per la città e per la provincia le iniziative collaterali alle Strade Bianche si limitavano al convegno di giovedì e alle presentazioni delle squadre in Fortezza. Decisamente poco per un evento che si tiene tutti gli anni dal 2007, che richiama circa ventimila persone in un weekend di bassa stagione e che pone il territorio di Siena sotto i riflettori internazionali dello sport. E soprattutto che trasmette orgoglio alla cittadinanza e che dovrebbe generare vivacità in una realtà che vive una crisi, non solo economica, di non poco conto.

A maggio passerà da Siena il Giro d’Italia. Se si esclude la partenza di tappa del 2021, in piena pandemia e con tutti i problemi del caso, il Giro non arriva a Siena dal 1986. La speranza è che la concomitanza di un evento che ancora oggi muove l’entusiasmo di migliaia di persone con una data decisamente felice – domenica 18 maggio – possa generare uno stimolo per l’imprenditoria locale dell’area cultura e intrattenimento. Magari con un’amministrazione a fungere da supporto e non da ostacolo, a difesa di non si sa quali rendite di posizione.
Lo sport, a tutti livelli, è portatore sano di valori, di partecipazione e di inclusione soprattutto per chi nei luoghi ci vive. Rifuggendo la logica della città vetrina, investire nello sport genera ricchezza economica, ma soprattutto sociale. Senza scomodare l’Arabia Saudita, che ne ha addirittura fatto un modello contemporaneo di soft power, anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo tornare a investirci e a sognare in grande. Ne va del benessere di tutti.